La motivazione è inaffidabile. E può farvi annegare.

Quando alla domanda “Qual è la tua professione?” rispondo laconicamente “il Coach”, senza aggiungere altro (lo faccio apposta), negli occhi dell’interlocutore si accende la luce della comprensione: “Ah, sei un motivatore!”.

Ehm, c’è ancora molta confusione sotto il cielo.

E comunque no, un Coach NON è un motivatore. D’altro canto, la confusione è comprensibile: sono ormai decenni che veniamo bombardati da guru da edicola, santoni new-age, supereroi che camminano sui carboni ardenti, talebani del pensiero positivo, pusher di ottimismo a buon mercato ecc.

È normale che ci sia MOLTA confusione. La stessa che esiste sul concetto di “motivazione”, ancorato ancora al “Dai che ce la fai” o al “Non fa male, non fa male!” (Rocky Balboa docet).

La motivazione è in realtà qualcosa di piuttosto complesso, oggetto, da almeno un secolo, di studi psicologici e comportamentali che hanno fornito contributi importantissimi allo sviluppo del pensiero in materia.

Lungi da me inchiodarvi su questa pagina con le teorie scientifiche sulla motivazione: una ricerca sul web sarà sufficiente se avete la voglia e la curiosità di approfondire.

Da sempre 𝑐𝑟𝑒𝑑𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑎 𝑚𝑜𝑡𝑖𝑣𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑖𝑎 𝑖𝑙 𝑣𝑒𝑟𝑜 𝑚𝑜𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑐𝑎𝑚𝑏𝑖𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜.

In realtà non è così.

Nel suo 𝑇𝑖𝑛𝑦 𝐻𝑎𝑏𝑖𝑡𝑠. 𝑇ℎ𝑒 𝑠𝑚𝑎𝑙𝑙 𝑐ℎ𝑎𝑛𝑔𝑒𝑠 𝑡ℎ𝑎𝑡 𝑐ℎ𝑎𝑛𝑔𝑒 𝑒𝑣𝑒𝑟𝑦𝑡ℎ𝑖𝑛𝑔, lo psicologo sperimentale BJ Fogg definisce la motivazione come “il desiderio di compiere un’azione specifica o di adottare un insieme di comportamenti più generale” e afferma che “la spinta motivazionale sale, raggiunge il picco, poi si frange, proprio come un’onda.”

È una metafora, quella dell’onda, che coglie esattamente il punto e che personalmente trovo molto utile.

Tutti abbiamo sperimentato questo genere di “onda”. Quando raggiungiamo il picco della motivazione, siamo in grado di compiere azioni straordinarie, che mai avremmo pensato di poter compiere: in qualche modo, è come se acquisissimo dei “superpoteri”. Se ci pensate un momento, a tutti voi è capitato di fare qualcosa di assolutamente fuori dal comune.

Il punto è che la motivazione non rimane sempre al suo picco: una volta che l’innesco (un pericolo, una gioia, una grande ispirazione) perde energia, la motivazione tende a diminuire e fino a quando non ci troviamo davanti a un altro innesco, interno o esterno, non siamo in grado di riportarla ai livelli di prima.

(Quante volte, a fine anno, vi siete raccontati la favola “Dal 2 gennaio mi metto a dieta ferrea!”? E con quale risultato?).

Già, la motivazione fluttua, proprio come un’onda.

Quando, nel mio programma, spiego questo concetto ai miei allievi e ai miei clienti, quasi sempre la prima domanda che mi fanno è: “𝐸𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒 𝑢𝑛 𝑚𝑜𝑑𝑜 𝑝𝑒𝑟 𝑚𝑎𝑛𝑡𝑒𝑛𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑚𝑜𝑡𝑖𝑣𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑎𝑙 𝑚𝑎𝑠𝑠𝑖𝑚𝑜?”

E la mia risposta è un secco “No”.

(E dovreste vedere la loro faccia…)

Non solo non è possibile: non vi serve nemmeno. O meglio, non è l’elemento fondamentale per raggiungere i vostri obiettivi.

𝐀𝐭𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, non sto dicendo che la motivazione non sia IMPORTANTE.

Sto dicendo che la motivazione, da sola, non vi porterà là dove volete arrivare.

Vi serve anche altro, 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑜.

E se non ci credete, provate a fare questo esperimento.

Parlate per un’oretta con un guru della motivazione o leggete uno dei tanti libri ehm “motivazionali”, annotate come vi sentite immediatamente dopo il dialogo e segnate, su una scala da 1 a 10 (dove 10 è il picco di motivazione), dove si colloca il vostro “stato motivazionale” (ve lo anticipo io: tra 8 e 10).

Dopo una settimana, ripetete l’esercizio: annotate come vi sentite e collocatevi sulla scala.

Infine, fate lo stesso dopo venti giorni.

Vi aspetto qui, con le vostre risposte…

#coaching #mindset #motivazione

 

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